Legge 132/2025 · AgID e ACN · Decreti attuativi

Legge 132/2025: cosa impone la legge italiana sull’IA ai processi aziendali

Con la legge 23 settembre 2025, n. 132, in vigore dal 10 ottobre 2025, l’Italia è il primo Paese dell’Unione europea con un quadro normativo nazionale organico sull’intelligenza artificiale, complementare all’AI Act europeo.

Per chi automatizza processi con IA il messaggio è concreto: supervisione umana, trasparenza verso lavoratori e clienti, tracciabilità delle decisioni. E con i primi decreti attuativi approvati in esame preliminare a giugno 2026, il tempo per adeguarsi si sta esaurendo. Questa guida spiega cosa prevede la legge e come un BPM low-code governato la traduce in pratica.

Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale: dal testo normativo a una rete di IA governata con punto di approvazione umana
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Titolare di Dokuflex
Aggiornato: 7 luglio 2026

Per direzioni IT, HR, compliance e process owner. Questa guida è informativa e non sostituisce una consulenza legale. L’adeguamento puntuale dipende dal settore, dai sistemi di IA impiegati e dai decreti attuativi in via di adozione, da valutare alla luce della legge 132/2025 e dell’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).

Cosa prevede la legge 132/2025

La legge 132/2025 (“Disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale”) fissa i principi generali dell’uso dell’IA in Italia: approccio antropocentrico, sviluppo e utilizzo sicuri, trasparenti e responsabili, supervisione umana sulle decisioni rilevanti, tutela della riservatezza e della cybersicurezza. Il testo completo è consultabile su Normattiva.

La legge non è un doppione dell’EU AI Act, che resta direttamente applicabile: lo integra su tre piani.

  • Governance nazionale: designa le autorità italiane competenti (AgID e ACN) e istituisce il coordinamento presso la Presidenza del Consiglio.
  • Regole settoriali: disciplina l’uso dell’IA in sanità, lavoro, professioni intellettuali, pubblica amministrazione e giustizia, sempre con l’essere umano al centro della decisione.
  • Deleghe al Governo: autorizza decreti legislativi per adeguare l’ordinamento, con novità anche su diritto d’autore (le opere create con l’ausilio dell’IA sono protette se c’è un apporto intellettuale umano) e diritto penale, incluso il nuovo reato di diffusione illecita di contenuti generati o alterati con IA (art. 612-quater c.p., reclusione da uno a cinque anni nei casi previsti).

Completano il quadro le misure di sostegno: fino a 1 miliardo di euro tramite CDP Venture Capital per PMI e imprese attive in IA, cybersicurezza e tecnologie quantistiche, e la regola per cui i minori di 14 anni accedono ai sistemi di IA solo con il consenso dei genitori.

Governance e decreti attuativi: AgID, ACN e le scadenze 2026

La legge assegna i ruoli operativi a due agenzie nazionali, ferme restando le competenze delle autorità di settore (Garante privacy, Banca d’Italia, Consob, IVASS):

Autorità di notifica

AgID — Agenzia per l’Italia Digitale

Accredita e monitora gli organismi di valutazione della conformità dei sistemi di IA e promuove l’innovazione, in raccordo con le Linee Guida che già conosce chi gestisce documenti digitali.

Vigilanza del mercato

ACN — Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale

Vigila sui sistemi di IA immessi sul mercato o utilizzati in Italia, con poteri ispettivi e sanzionatori. È l’interlocutore da tenere presente quando si valuta il rischio di non conformità.

Il calendario è la parte più operativa. La delega al Governo per i decreti attuativi scade il 10 ottobre 2026. Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare i primi due schemi di decreto legislativo, che intervengono su formazione e alfabetizzazione all’IA, lavoro, professioni, giustizia, attività di polizia e responsabilità civile e penale.

Tradotto per le imprese: le regole di principio sono già in vigore dal 2025, e i dettagli operativi arrivano nel corso del 2026. Chi usa l’IA nei processi — anche solo incorporata in un SaaS — dovrebbe adeguare adesso governance e documentazione, senza aspettare l’ultima versione dei testi.

IA sul lavoro: informativa e niente decisioni solo automatizzate

Il capitolo che tocca più da vicino chi automatizza processi interni è quello sul lavoro. La legge stabilisce che l’uso dell’IA nel rapporto di lavoro deve essere sicuro, affidabile e trasparente, rispettare la dignità e la riservatezza dei lavoratori, e che i lavoratori devono essere informati dell’impiego di sistemi di intelligenza artificiale. Presso il Ministero del Lavoro nasce un Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro.

I decreti attuativi in preparazione rendono il principio ancora più concreto: nelle decisioni che riguardano costituzione, modifica o cessazione del rapporto di lavoro, incluse le misure disciplinari, la decisione non può fondarsi sul solo trattamento automatizzato. In pratica, tra l’output dell’algoritmo e l’effetto sulla persona deve esserci un intervento umano effettivo — la stessa logica dell’art. 22 del GDPR, portata dentro il diritto del lavoro.

  • Selezione e onboarding: screening dei CV assistito da IA sì, ma con revisione umana documentata prima di scartare o assumere.
  • Valutazioni e provvedimenti: punteggi e segnalazioni automatiche sono input, non decisioni; l’approvazione resta a un responsabile identificato.
  • Informativa: i lavoratori devono sapere quali processi usano IA e con quale ruolo; serve un censimento aggiornato, non una nota una tantum.

Lo stesso schema vale per le professioni intellettuali: l’IA può avere solo un ruolo strumentale e di supporto, e il professionista deve comunicare al cliente l’utilizzo di sistemi di IA. I decreti aggiungono obblighi di alfabetizzazione tecnica, giuridica ed etica, con gli ordini professionali chiamati ad aggiornare i propri regolamenti. In sanità e nella PA il principio è identico: l’IA supporta, la decisione resta al medico e al funzionario.

Come un BPM governato traduce la legge in processi

Letti in chiave operativa, i requisiti della legge 132/2025 sono proprietà di processo: chi decide, chi viene informato, cosa resta tracciato. È esattamente ciò che un BPM low-code con agenti IA governati incorpora nel flusso, invece di affidarlo a policy scritte e buona volontà.

Requisito della legge 132/2025 Risposta Dokuflex (BPM)
Supervisione umana sulle decisioni Task di approvazione human-in-the-loop nei punti critici del flusso: l’IA propone, una persona identificata decide e la decisione resta registrata.
IA strumentale, non sostitutiva L’IA documentale classifica, estrae dati e suggerisce; il processo definisce dove il suo output è vincolante e dove è solo un input.
Trasparenza verso lavoratori e clienti Censimento dei processi che usano IA, con ruolo e finalità di ciascun modello: la base concreta per informative sempre aggiornate.
Tracciabilità e responsabilità Audit trail completo: chi ha visto cosa, quale versione del flusso era attiva, quale suggerimento ha dato l’IA e chi lo ha approvato o corretto.
Protezione dei dati e cybersicurezza Residenza dei dati in UE e conformità GDPR, con LLM e RAG governati sulla base documentale aziendale, senza addestrare modelli extra-UE.

Il vantaggio del low-code è la velocità di adeguamento: quando un decreto attuativo precisa un obbligo, aggiungere un passaggio di approvazione o un’informativa a un flusso esistente è una modifica visuale, non un progetto software. È la stessa logica che consigliamo per l’automazione dei flussi di lavoro in generale.

Checklist di adeguamento in 6 passi

Prima che i decreti attuativi chiudano il quadro entro il 10 ottobre 2026, verifica il tuo livello di preparazione:

  1. Censisci i sistemi di IA in uso. Compresi quelli incorporati in SaaS, ERP e strumenti HR: se producono output che influenzano decisioni, rientrano nel perimetro.
  2. Classifica il rischio. Applica i livelli dell’AI Act e verifica se operi in un settore con regole specifiche della legge 132/2025 (lavoro, sanità, professioni, PA).
  3. Informa lavoratori e clienti. Prepara informative su quali processi usano IA e con quale ruolo, e tienile allineate ai flussi reali.
  4. Progetta la supervisione umana. Individua le decisioni che non possono essere solo automatizzate e inserisci task di approvazione nel processo, con responsabili nominati.
  5. Documenta tutto. Audit trail, versioni dei flussi, log dei suggerimenti dell’IA e delle decisioni umane: è ciò che dimostrerai in caso di verifica ACN.
  6. Forma le persone. L’alfabetizzazione all’IA è già un obbligo dell’AI Act e i decreti attuativi la rafforzano: pianifica formazione tecnica, giuridica ed etica per chi usa questi sistemi.

Domande frequenti

Quando è entrata in vigore la legge 132/2025? +

La legge 23 settembre 2025, n. 132, recante disposizioni e deleghe al Governo in materia di intelligenza artificiale, è entrata in vigore il 10 ottobre 2025. Con questo testo l’Italia è il primo Stato membro dell’Unione europea a dotarsi di un quadro normativo nazionale organico sull’IA, costruito per essere coerente con l’AI Act (Regolamento UE 2024/1689).

La legge 132/2025 sostituisce l’EU AI Act? +

No. L’AI Act è un regolamento europeo direttamente applicabile in Italia e la legge 132/2025 non può derogarvi. La legge nazionale lo integra: designa le autorità italiane (AgID e ACN), adatta l’ordinamento interno tramite deleghe al Governo e aggiunge regole specifiche su lavoro, professioni intellettuali, sanità, pubblica amministrazione, giustizia, diritto d’autore e diritto penale. Un’azienda deve quindi rispettare entrambi i livelli.

Quali autorità vigilano sull’intelligenza artificiale in Italia? +

La legge designa l’AgID (Agenzia per l’Italia Digitale) come autorità di notifica, responsabile di accreditare e monitorare gli organismi di valutazione della conformità, e l’ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale) come autorità di vigilanza del mercato, con poteri ispettivi e sanzionatori. Restano ferme le competenze delle autorità di settore, come il Garante per la protezione dei dati personali, la Banca d’Italia, la Consob e l’IVASS nei rispettivi ambiti.

Cosa impone la legge ai datori di lavoro che usano l’IA? +

L’uso dell’IA nel rapporto di lavoro deve essere sicuro, affidabile e trasparente, nel rispetto della dignità e della riservatezza dei lavoratori, che devono essere informati dell’impiego di sistemi di intelligenza artificiale. Presso il Ministero del Lavoro è istituito un Osservatorio sull’adozione dell’IA nel mondo del lavoro. I decreti attuativi in preparazione precisano inoltre che le decisioni su costituzione, modifica o cessazione del rapporto e sulle misure disciplinari non possono fondarsi sul solo trattamento automatizzato: serve un intervento umano effettivo.

Cosa cambia con i decreti attuativi del 2026? +

Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare i primi schemi di decreto legislativo attuativi della legge 132/2025, che completano l’adeguamento dell’ordinamento italiano all’AI Act con interventi su formazione e alfabetizzazione, lavoro, professioni, giustizia, attività di polizia e responsabilità civile e penale. La delega al Governo scade il 10 ottobre 2026, quindi il quadro operativo si sta chiudendo adesso: conviene adeguare i processi senza aspettare i testi definitivi.

Come aiuta un BPM low-code a rispettare la legge 132/2025? +

La legge chiede in sostanza IA strumentale, supervisione umana, trasparenza e tracciabilità: tutte proprietà che un BPM governato incorpora nel processo. In Dokuflex l’IA classifica documenti, estrae dati e suggerisce decisioni, ma i passaggi critici prevedono task di approvazione umana; ogni passo resta tracciato in un audit trail, gli utilizzi di IA sono censiti processo per processo e i dati restano in Europa sotto GDPR. Così la conformità diventa una proprietà del flusso, non un adempimento a posteriori.

Prossimo passo

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